Ci sono mani che non si limitano a creare: raccontano storie. Giuliano Foglia, maestro cesellatore fiorentino, è una di quelle figure rare capaci di trasformare il metallo in arte, seguendo gesti tramandati di generazione in generazione nella storica bottega di famiglia nel cuore di San Frediano.
In questa intervista esclusiva, Foglia ripercorre con lucidità e passione la sua lunga carriera: dagli esordi obbligati ma poi scelti con entusiasmo, alla tecnica straordinaria del “caccia in fuori”, fino alla collaborazione con K-OVER, che ha dato vita a opere uniche come la cover “Fantasy”.
Un viaggio nel valore del tempo, della pazienza e del dettaglio. Un inno all’artigianato vero, alla bellezza che nasce dalla fatica e alla speranza che, anche in un mondo sempre più veloce, ci sarà sempre chi saprà riconoscere il valore delle cose fatte con amore.
1. Lei è cresciuto in una famiglia di artigiani nel cuore di San Frediano. Che ricordi ha dei suoi primi anni in bottega e cosa ha significato per lei imparare questo mestiere accanto a suo padre e suo nonno?
Lavorare nella bottega di famiglia era considerato quasi un “dovere”, ai miei tempi le alternative non erano molte. Devo però considerare che sono stato molto fortunato perché già fino dai primi giorni il lavoro mi ha appassionato, l’ambiente era piacevole, si lavorava in armonia non solo all’interno della nostra bottega ma con tutto il vicinato. Il quartiere era la nostra casa, si discuteva, a volte si litigava ma c’era grande solidarietà fra noi artigiani e ci aiutavamo a vicenda in caso di necessità. Imparare a lavorare è stato facile, si imparava guardando, sbagliando e rifacendo. Da ragazzo non mi rendevo conto di quanto mi sia stato utile guardare mio padre e mio nonno lavorare e soprattutto quanto sia stato fortunato ad avere come maestri dei talenti così grandi, ora sono molto riconoscente a loro due e molto orgoglioso che anche mio figlio Lorenzo, nonostante la sua laurea, abbia deciso di seguire la tradizione di famiglia.
2. Ha iniziato a lavorare negli anni ’60: com’è cambiato il mondo dell’artigianato da allora ad oggi?
Il mondo dell’artigianato ha subito un vero e proprio terremoto. Oltre alla produzione per argentieri che vendevano nei loro negozi noi facevamo lavori su commissione per molti musei, casate importanti e clienti privati che davvero apprezzavano veramente il nostro lavoro, si rendevano conto di quanto tempo e dedizione occorresse per finire un oggetto, il nostro lavoro era davvero considerato. Oggi molti guardano solo il prezzo che deve essere basso, quasi nessuno si rende conto di quanto sia impegnativo il lavoro dell’artigiano che veramente fa solo tutto con le sue mani. Senza contare che il gusto per gli oggetti di arredamento è totalmente cambiato, l’argenteria pesante non è compresa, capita e neppure più voluta dai giovani che devono mettere su casa.
3. La tecnica “caccia in fuori” è una delle sue specialità: può raccontarci in cosa consiste e cosa la rende così affascinante?
La ringrazio dell’opportunità che mi da di parlare di questa tecnica che conoscono in pochi e che veramente rappresenta il massimo di impegno per noi cesellatori. Il caccia in fuori è una leva che viene ancorata ad un braccio di metallo che viene inserito all’interno di una forma rotonda o come nel caso delle cover cilindrica e di consente di cesellare. Facendo l’esempio pratico della cover per bottiglie di champagne ci viene consegnata già a forma cilindrica, il disegno viene realizzato dall’interno con questo scalpello che il cesellatore muove con la leva che dall’interno porta all’esterno le forme e i volumi desiderati. Il cesellatore non vede all’interno della cover e non può entrarci con le mani quindi tutto il lavoro si svolge praticamente al buio. Si procede piano piano senza dare troppa forza ai movimenti perché i piccoli errori possono essere rimediati ma se si commette un errore grande il lavoro è tutto da rifare. Cesellare con il caccia in fuori alcune delle cover che ho realizzato come per esempio la cover Fantasy ha richiesto diversi mesi.
4. È noto per creare i suoi stessi strumenti di lavoro. Cosa rappresenta per lei questo gesto e quanto incide sulla qualità del risultato finale?
Per noi cesellatori creare i nostri strumenti di lavoro è una necessità. La dimensione della punta degli scalpelli oppure i piccoli martelli cambiano a seconda di come si svolge il lavoro e quindi lo strumento va dimensionato a seconda delle esigenze creative, si inizia pensando che il disegno si realizzi con determinate misure od utensili e poi mentre il lavoro procede ti rendi conto che hai bisogno di altro così devi sistemare le punte, creare un punteruolo, uno scalpellino che fa un certo tipo di martellatura e via dicendo. Questo è il bello del lavoro di artigiano, il segreto del realizzare davvero qualcosa di unico, creato da te e che nessuno potrà mai riprodurre.
5. Nella sua carriera ha lavorato a opere monumentali per chiese, palazzi storici e collezionisti privati. Qual è l’opera a cui è più legato e perché?
In effetti ho realizzato delle opere maestose, oggetti preziosi di grandi dimensioni soprattutto per importanti casate nobili fiorentine. Ancora oggi molti di questi nobili signori sono miei clienti, con loro ho un rapporto di grande stima e loro dopo tutti questi anni hanno nei miei confronti una fiducia incondizionata. L’opera alla quale ripenso sempre con grande affetto è il calice in argento per la Basilica di San Galgano. Sapere che una tua creazione si trova in una chiesa di tale importanza è una soddisfazione davvero grande che va molto oltre al guadagno in termini economici.
6. Può raccontarci l’esperienza di realizzazione delle coppe per il Gran Premio di San Marino?
Per la coppa del gran premio fui contattato direttamente dall’organizzazione attraverso un tramite, ho seguito un po’ le loro indicazioni ma molto ho fatto come il mio estro e il mio gusto mi suggerivano. E’ stata una bella esperienza e una grande soddisfazione. Eravamo una delle botteghe più prestigiose e vecchie di Firenze credo sia stato per quello che siamo stati scelti.
7. Come è nata la collaborazione con K-OVER e com’è stato lavorare alla cover “Battaglia di Porta Camollia”, prima creazione della collezione “Works of Art”?
Conosco la famiglia Pacini da molti anni. Ho lavorato a stretto contatto con Sergio, il padre di Andrea e quando questi mi ha contattato per spiegarmi il suo nuovo progetto sono stato molto felice di partecipare e di dare il mio contributo. Insieme abbiamo pensato al soggetto da rappresentare e abbiamo concordato che realizzare un’opera che riguardasse il nostro territorio poteva essere una buona idea. Realizzarla non è stato facile, la dimensione è piccola, il cilindro già chiuso ha richiesto la tecnica del caccia in fuori, della quale abbiamo parlato prima. Non usandola più tanto spesso ho dovuto riacquistare una certa manualità e ho impiegato diversi mesi per realizzarla, il lavoro di cesellatore è piuttosto pesante e stancante. La soddisfazione di vederla realizzata è stata grandissima. Auguro veramente ad Andrea di avere successo in questo progetto.
8. Quale pensa sia il ruolo dell’artigianato artistico oggi, e che messaggio vorrebbe trasmettere alle nuove generazioni di artigiani?
Rispondere a questa domanda è molto difficile. La società è molto cambiata, i giovani non sono consapevoli del valore del fatto a mano, le persone hanno cambiato gusti e modo di spendere il loro denaro. La risposta a questo nuovo modo di vedere le cose potrebbe essere quella di smettere del tutto di fare artigianato di qualità e dedicarsi solo al fatto in serie anche se nel profondo sono convinto che le cose belle, fatte con amore, passione e competenza troveranno sempre i loro estimatori. Le scuole di arte hanno studenti prevalentemente stranieri, non so darmi una risposta certa al perché di questa tendenza. Sono profondamente convinto che se un giovane volesse investire nell’imparare un mestiere come il nostro può avere grandi soddisfazioni.


